In questi giorni si è riacceso il dibattito dopo quasi un decennio: I videogiochi possono essere considerati una forma d'arte?
Già nei primi anni del 2000, con il rilascio di Ico per l'immortale PS2, se ne discuteva.
Ma partiamo col definire l'arte, e per questo facciamoci aiutare dall'ottima Wikipedia:
L'arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme creative di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza. Nella sua accezione odierna, l'arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni, per cui le espressioni artistiche, pur puntando a trasmettere "messaggi", non costituiscono un vero e proprio linguaggio, in quanto non hanno un codice inequivocabile condiviso tra tutti i fruitori, ma al contrario vengono interpretate soggettivamente.
Ebbene, tra le molteplici "discipline artistiche" che ci presenta l'enciclopedia, possiamo trovare l'architettura, il teatro, la danza, la musica, la poesia, il cinema... e i videogiochi!
Ma dunque, perchè secondo i più i videogiochi non possono rientrare in questa categoria? Non rispecchiano forse le caratteristiche insite all'arte? Cosa avrebbe in più un film?
Ogni videogioco è un'esperienza per la persona.
Il videogioco racconta una storia capace di far emozionare e di far mutare lo stato d'animo del giocatore, dal farlo commuovere a fargli provare una forte scarica adrenalinica.
E per fare ciò il videogioco fa uso di trame leggendarie raccontate da personaggi con una grande caratterizzazione, dal passato il più delle volte oscuro, di cui ne veniamo a conoscenza avanzando per i livelli; colonne sonore epiche, commposte da vere e proprie orchestre; ambientazioni che vanno dal reale al surreale, che ci presentano città con vicoli e vicoletti, con personaggi vivi che svolgono le loro quotidiane mansioni, ma anche luoghi suggestivi, come foreste stregate o lande desolate.
Ma in più il videogioco permette al fruitore di immergersi in esso, e di impersonare il protagonista dell'avventura, e viverla insieme a lui.
E di esempi ne posso fare a bizzeffe: The Legend of Zelda, God of War, Final Fantasy, Ico e Shadow of the Colossus (che iniziarono, appunto, il sopra citato dibattito) e Journey (che lo sta alimentando in questo periodo).
Ma finchè ci sarà disinformazione da parte dei media o individui come un tale Camillo Regina, ci vorrà ancora una generazione o due perchè i videogiochi possano essere messi al livello di libri o cinema.
E non solo sulla carta.